Roberta Celi

“Divergenze, la cura e il mare”

Per me l’analista è vivo. Ogni tanto capita che mi venga da sorridere in silenzio sulla poltrona dietro il divano, sentire un leggero fremito di gioia quando un analizzante sul divano fa un lapsus che squarcia il discorso, introduce la verità inconscia e ne rimane lui stesso sorpreso, oppure quando comprende lucidamente come abbia vestito fino a quel momento un abito identificatorio non suo, cercando di soddisfare ciò che credeva essere il desiderio dell’altro, non il proprio e prova un senso di libertà. Si sprigiona il suo desiderio.
L’analista fa il morto, ma non è morto. Lo psicoanalista è vivo, con il suo corpo, il suo desiderio, un desiderio che tace ma che lo anima nella sua stessa vita.