Pier Giorgio Curti

“In mare, ma evitando il naufragio”

« Per mettere la psicoanalisi al servizio della formazione, il soggetto dell’analisi deve cedere alla sua onnipotenza narcisistica. È necessario rompere il circolo chiuso dell’epistemologia del tutto e aprirsi all’economia della perdita: solo accettando la perdita originaria, il soggetto si dispone alla trasformazione, sempre in atto, che lo espropria nella propria logica di padroneggiamento. Il soggetto o è fragile, disposto ad accogliere la divisione che lo rende altro a se stesso, oppure è costretto a dare la caccia per tutto la vita al proprio Moby Dick.
È quello che fa la furia di Achab, il capitano del Pequod, che insegue con ostinata ossessione il suo nemico interno, Moby Dick, che gli ha tolto la possibilità di essere in equilibrio sul mondo. Sostenendosi con caparbietà sulla sua gamba finta, fatta da un osso di balena, insegue il colpevole di questa perdita: la balena bianca. Non c’è confine per questa sfida, tutti gli oceani non bastano, tutti i rischi non sono sufficienti»


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