Mariela Castrillejo

“Geometria della formazione e fisica degli incontri”

«La formazione analitica, dunque, ha una forma e non è scontato come ogni psicoanalista si collocherà all’interno di questa forma teorico-istituzionale. Ma c’è anche dell’informe nel percorso formativo, quell’informe riguarda all’esperienza della pratica, dell’affrontare il reale della clinica, l’onda, il mare come direbbe Recalcati. Forse sono state le psicoanaliste come Jenny Aubry, Francoise Dolto, Maud Mannoni, Rosine Lefort, Ginette Raimbault ad anticipare e interpretare nel modo più riuscito il celebre motto lacaniano di fare come il maestro senza imitarlo. Oggi, queste divergenti, autrici non-tutte lacaniane, vengono poco studiate e sintomaticamente considerate superate o teoricamente poco rigorose senza valorizzare la loro originalità come meriterebbero. Sono state psicoanaliste coraggiose che non hanno affrontato la pratica con i figli dei sostenitori della causa analitica, i loro pazienti non erano come il piccolo Hans, ma erano bambini lupi, abbandonati, orfani che diventavano soggetti desideranti, camminando per mano di queste donne divergenti che creavano un territorio nuovo rovesciando ad ogni passo i canoni della cura.
Divergenze è proprio lo spazio in cui i percorsi si biforcano, in cui i passi non seguono più al maestro, è proprio quel cammino che porta alla scoperta di territori nuovi, inesplorati e che danno vita nuova alla psicoanalisi. È questo per me lo spazio di Divergenze»


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