Laura Porta

“I legami tra analisti e i loro effetti sulla formazione”

«La funzione dell’analista è, spiega ancora Lacan, quella dell’agalma; egli, cioè, incarna l’oggetto prezioso che attiva e concentra su di sé le passioni e le seduzioni dell’amore, consapevole che, puntualizza Lacan, egli, come Socrate si presta a essere il bersaglio di un messaggio rivolto ad altri. (…) Ma questa non è che la condizione perché un lavoro analitico si metta in moto: quando questo sarà ben avviato, “tocca a lui [Lacan si riferisce all’analista N.d.A.], perdere l’agalma. L’analista, dunque, deve perdere l’agalma. Egli deve essere disposto a farsi degradare. (…) L’analista si fa scarto, resto, oggetto. (…) Si tratta, come è facile intuire, di un cambiamento di statuto radicale. Perdere l’agalma significa rinunciare allo charme, al fascino immaginario che l’essere il destinatario della supposizione di sapere può generare. Significa collocarsi all’estremità opposta della brillantezza agalmatica e presentarsi come puro oggetto di scarto. E se, allora, il sapere non è più tutto sull’analista, bisogna che l’analizzante lo vada a cercare altrove»


Leggi il saggio in PDF