Giovanni Bottiroli

“Possibilità e plasticità”

«Ho sempre pensato che il sintomo fosse una perdita sovente irreparabile di elasticità, il fallimento di quella plasticità che la pulsione incarna, ma che mantiene solo intrecciandosi con altre manifestazioni della plasticità; e che nel sinthome non venisse meno una creatività possibile, per quanto non votata necessariamente a invenzioni estetiche. Nella versione di Zizek emerge invece la rigidità, come unica fonte di consistenza per il soggetto. Al carattere terrestre del sintomo si dovrebbe opporre invece l’instabilità marina, l’urto delle onde, che costringe il soggetto – o quantomeno lo invita – a non cercare la propria consistenza, comunque la si possa intendere. “Il problema della formazione è quello di dare una forma alla forza della pulsione, di come fare amicizia con l’onda”, dice Recalcati. Non posso non pensare a forme di razionalità capaci di sperimentare i difficili equilibri marini, e che i Greci chiamavano metis»


Leggi il saggio in PDF