Francesco Vandoni

“Divergenze. Il naufragio della formazione”

«A fine analisi può capitare di passare a sintomi nuovi, o notare che i propri sogni hanno cambiato carattere. Resta tuttavia un fatto ovvio che chi ha terminato un’analisi continui a sognare a produrre lapsus, atti mancati e sintomi nella vita di tutti i giorni. Cosa ci indica questo? […] Non vuol forse dire che le formazioni dell’inconscio non si riassorbono nella realtà? Che la psicoanalisi non produce i risvegliati, non mette in salvo dall’erranza, dal “razzolare male” nella realtà quotidiana? Che la psicoanalisi non è una salvezza? Che la sua ultima parola, la sua estrema risorsa, sta proprio nel non fornire alcun “sostegno ultimo” in grado di mettere al riparo dalla ineludibile materialità del sintomo? Il fiore della psicoanalisi, la sua specificità rispetto ad altre “esperienze spirituali”, non è forse in questo suo esimersi dal discorso, davvero malato, della salvezza, della purezza?»

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